Erin' ciabatte piene di pancotto,
que' tordelloni che mi' ma' faceva,
ma con un'arte che neanco Giotto,
per fare i su' dipinti ci metteva,
il su' lavoro veniva accompagnato,
col sottofondo di un dolce brontolio,
che dal fornello s'alzava profumato
e già faceva veni' un logorio;
quel sugo fatto di prima mattina,
col battutino e i pomi conservati,
co' le frattaglie di pollo o di gallina,
co' funghi secchi e uccelli disossati.
E mi riordo quel paiolo nero,
mi' pà chinato che attizzava il foco,
"butteli giù che bolle ....saravero"
e pò l'assaggio...." èn cotti...." "manca pogo".
Dopo seguiva la fase (condimento)
tordelli , sugo e cacio grattugiato ,
"a tavola che è quistion' di un momento"
e noi di corsa col piatto già allungato.
E che figura faceva la zuppiera,
colma fumante con la riga d'oro
mi' ma' nel centro la metteva fiera,
" a me...a me ...a me, s'urlava in coro.
Ora li compro, se li vò, i tordelli ,
èn' fatti ad arte con tenniche speciali,
c'è a chi ni piacin' di certo sono belli ...
tutti precisi...tutti quanti uguali.
C'è carne scelta, formaggio del migliore,
ma quando n'ho mangiati sette o otto,
smetto delusa e rimpiango il sapore,
delle (ciabatte piene di pancotto)
di Loretta Caselli
Dal "mitico" Gavorchio, una descrizione della spremitura a freddo delle olive con foto e versi in vernacolo. Una chicca!
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