Vesto mondo quanto è cambio
verso l'artri un c'é più scambio,
più la gente non soride
tutto vanto ci divide.
In que' tempi ormai passati
si pulivino i fossati,
poga suppa ner tegame
si moriva anco di fame.
E mi mà che mi diceva
quer che conta è la preghiera
tre succhini e una patata,
era vesta la mangiata.
Quante vorte a confessacci!
un ci voglio più pensacci
tra le sorca stavo spesso
tante ghiove e pogo lesso.
Dar mattin fino alla sera
io treppiavo tanta tera
con du' necci e du' frittelle
a sognà sotto le stelle.
Anche se un popo' asprino
si trincava ir fragolino
si antava tutti in coro
per l'amore quanto logro!
Se provavo a strissà l'occhio
era pronto già ir malocchio
un finiscio di scordallo:
ero peggio der mi' gallo
Belli Raffaello
Dal "mitico" Gavorchio, una descrizione della spremitura a freddo delle olive con foto e versi in vernacolo. Una chicca!
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