27 gennaio 2008 – giorno della memoria
“l giorno della memoria ricorda a tutto il mondo l’orrore
dei campi di sterminio nazisti e il dolore delle loro vittime. Nel parlare
di sterminio il pensiero corre subito alle leggi razziali ed alla persecuzione
del popolo ebraico. Ma le vittime della follia nazista non furono solo
ebree. Quasi la metà degli oltre 11 milioni e mezzo
di uomini, donne e bambini che hanno perso la propria vita nei lager, sono
stati perseguitati e uccisi per motivi diversi. Alla loro memoria vogliamo
dedicare la nostra iniziativa”. Per consentire ai capi e ai guardiani
dei campi di concentramento di individuare a
prima vista la categoria di appartenenza del deportato, per nazionalità,
idee politiche, razza o religione, i prigionieri venivano contrassegnati,
oltre che con il numero di matricola impresso sul braccio, anche con un
triangolo di stoffa colorato, cucito sulla giubba e sui pantaloni. I colori
di questi triangoli indicavano il motivo dell’arresto e
della deportazione di cui era vittima chi lo indossava.
TRIANGOLO ROSSO: indicava i prigionieri politici, gli oppositori del regime, i partigiani arrestati non in armi e i prigionieri di guerra italiani.
TRIANGOLO VERDE: designava i criminali comuni, detenuti di origine tedesca tra i quali spesso venivano scelti i capo-blocco, i kapò, e i sorveglianti delle squadre di lavoro, incaricati di mantenere l’ordine e far funzionare il lager.
TRIANGOLO NERO: veniva attribuito agli “asociali”, un gruppo dai contorni spesso indefiniti nel quale rientravano prostitute, senza fissa dimora, lesbiche e profughi.
TRIANGOLO BLU: vi erano ricompresi gli immigrati, gli apolidi e soprattutto i combattenti della Spagna Repubblicana riparati all’estero
TRIANGOLO VIOLA: il viola era il colore che distingueva i Testimoni di Geova e i religiosi in genere, fatta eccezione per i sacerdoti polacchi
TRIANGOLO MARRONE: era il colore che contrassegnava le popolazioni di origine Zingara: Rom e Sinti.
TRIANGOLO ROSA: il rosa marchiava gli uomini accusati di omosessualità
STELLA GIALLA: indicava gli Ebrei, la popolazione più numerosa rinchiusa nei campi di concentramento. La Stella di David è il risultato di due triangoli sovrapposti: uno sicuramente giallo indica l’appartenenza alla razza ebraica, l’altro poteva essere di colore diverso ed indicare così l’eventuale appartenenza anche ad altre categorie
AKTION T4: Fu il programma nazista di eugenetica che prevedeva la soppressione o la sterilizzazione di coloro che erano affetti da malattie genetiche e da più o meno gravi malformazioni fisiche.
Il razzismo, l’antisemitismo, l’omofobia non sono finiti con la chiusura dei lager. Sono rimasti sottesi alla cultura occidentale; sopiti, ma radicati negli stereotipi che ne avevano determinata l’origine. Pronti a riemergere nel momento in cui l’indebolirsi delle certezze e il diffondersi dell’insicurezza, rendessero di nuovo fertile il terreno ad individuare nel “diverso da noi” il responsabile principale di tutti i nostri mali. Questa è, per molti versi, la situazione che viviamo oggi, segnata appunto dal venir meno di molte certezze economiche e sociali e dall’insicurezza, se non dallo smarrimento, per il futuro. In questa situazione l’immigrato, il nomade, chi sceglie modelli di vita differenti da quelli consueti o nutre l’aspirazione ad una società diversa dall’attuale, finisce per essere individuato come il male, come il nemico, come la causa unica di tutto quello che succede intorno a noi. E’ un fenomeno pericoloso che può portare, come in alcuni casi è avvenuto, ad atti estremi di violenza e di vera e propria persecuzione. Solo la ragione e la disponibilità a comprendere le ragioni degli altri possono evitare che l’intolleranza e la violenza si diffondano e prendano piede nella nostra società. Ripensare alla storia e cogliere in essa gli elementi di continuità e di contiguità con la realtà attuale diventa così il passaggio obbligato di ogni percorso di riflessione e di costruzione di una cultura durevole della tolleranza e dell’accoglienza.