Giovedì 13 dicembre
Centro Culturale Tassignano - Capannori
“Quando un popolo esprime dei poeti non è morto”.
Con queste parole Aldo Zanchetta ha invitato ad ascoltare col cuore la poetessa Mapuche Rayen Kvyeh.
In un clima di intimità e di profondo rispetto per una cultura che ha sopravvissuto ai secoli, questa donna minuta ha sussurrato parole e raccontato storie in Mapudungun e spagnolo con la voce narrante di Simona Bottiglioni e l'accompagnamento alla chitarra di Giacomo Betti.
Rayen ha condotto i presenti in un mondo che rischia di scomparire: il mondo del popolo indigeno Mapuche dove la Mapu ñuke (madre terra) è al centro della vita e la sapienza millenaria offre le energie per opporsi agli assalti delle multinazionali che saccheggiano le sue terre.
“Un fiume di sangue
appare nella terra del nord,
passa come un uragano per la nostra terra
fino ai limiti del mondo.
Occhi guerrieri
Dello straniero invasore
Tagliano le viscere
Delle figlie di questa terra
Con violenze carnali
In nome della croce e dell’impero”
Dalla poesia di Rayen Kvyeh emerge un messaggio comunitario che invita a un nuovo patto tra uomini e natura.
L'incontro si è concluso con l’adesione dei presenti ad un appello delle “Associazioni di solidarietà con il popolo Mapuche”, sottoscritto dallo stesso Osservatorio per la pace in sostegno alla lotta dei prigionieri politici mapuche in sciopero della fame nelle carceri del Cile.