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Osservatorio per la Pace

Nello specchio retrovisore della storia

Gli anni 70 e Noi

Retrovisore StoriaÉ iniziato lunedì 12 novembre il ciclo di incontri promosso dall’Osservatorio per la Pace di  Capannori, dalla Scuola della Pace della Provincia e dal Comitato genitori 'Fermiamo la violenza'. in collaborazione con il Comune di Capannori e la Provincia di Lucca.
Il tema della prima serata è stato “Gli anni Settanta e noi: gli ideali, i costumi, i movimenti”. Davanti ad un folto pubblico, in buona parte composto da giovani studenti, sono intrvenuti dopo i saluti del Sindaco Giorgio Del Ghingaro, Anna Scattigno dell’Università di Firenze, l’assessore alla cultura Luciana Baroni e Ilaria Vietina coordinatrice Scuola per la Pace della Provincia di Lucca. A coordinare la serata  Leana Quilici, dell’Osservatorio per la Pace di Capannori.
L'iniziativa è promossa su istanza di molti giovani, insegnanti e genitori che, di fronte al crescente conflitto del mondo giovanile, hanno chiesto alle istituzioni di intervenire. Un conflitto di per sé naturale ma che a Lucca, da anni, è degenerato in violenza verbale e fisica, elevata a livello simbolico e organizzata politicamente.
"Un segnale di pericolo - ha ricordato la coordinatrice Leana Quilici - che esige un'educazione autentica, come solo la comunità può produrre, al fianco delle famiglie e delle agenzie educative".
Questa la sfida che lunedì ha visto coinvolti adulti e ragazzi, genitori e figli, in un inedito scambio generazionale: ricostruire la memoria collettiva del nostro passato prossimo e riconoscerne la portata democratica attraverso la testimonianza diretta dei protagonisti.
"Erano gli anni dell'autogestione del Liceo - ha raccontato il sindaco Giorgio Del Ghingaro - quando, in una Capannori scoppiettante, la scuola era teatro di azione politica".
La storica Anna Scattigno ha ripercorso le tappe di quella che non fu solo rivoluzione dei costumi ma acquisizione di una coscienza collettiva che si traduceva in un agire solidale: negli anni Settanta i lavoratori manifestavano in difesa dei pensionati, il nord contro le gabbie salariali del sud, i cittadini dell'occidente in difesa del popolo vietnamita. Comune denominatore di ogni mobilitazione sociale era la lotta all'oppressione, in qualunque forma, ovunque si esercitasse.
"Il personale è politico" divenne la chiave interpretativa di cambiamenti che investirono anzitutto le relazioni personali, gli equilibri familiari, il ruolo delle donne.
E' femminile la matrice di questa svolta antropologica che propose un modo nuovo di gestire i conflitti: non violento, dialogante, creativo.
L'assessora Luciana Baroni ha testimoniato, a proposito, la spontaneità dell'agire e del sentire collettivo delle donne, capaci di una politica pensata come servizio.
In questo processo di partecipazione diffusa furono innestate le contraddizioni, la violenza, la strategia della tensione.
Un genitore, rivolgendosi ai ragazzi presenti, ha confidato lo sgomento di fronte a quelle che furono lette come stragi di stato: "le istituzioni ci sembrarono muri di gomma e pensammo di rispondere violenza alla violenza. Oggi voglio dirvi che quella logica non porta da nessuna parte, voglio dirvi di non cadere mai in quell'errore".

 

 

 

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