

I recenti dati relativi alla chiusura di sette aziende del settore calzaturiero non possono che destare preoccupazione negli amministratori locali, dal momento che dietro questi numeri sono presenti molti lavoratori e lavoratrici e le loro famiglie.
Il sistema dei sostegni economici rappresenta sicuramente la risposta immediata a questa situazione di forte disagio e ritengo opportuna l’apertura di un tavolo istituzionale a livello provinciale, che coinvolga soggetti ed enti interessati, per definire forme di sostegno e alternative occupazionali.
Credo tuttavia che la gestione dell’immediato non debba distogliere l’attenzione dal quadro generale e dalle prospettive future, per una reale ripresa del settore. I dati della Camera di Commercio relativi al 2006 indicano infatti, in generale, una ripresa del comparto, con situazioni differenziate in base al livello di investimenti che le singole aziende hanno saputo realizzare nelle nuove tecnologie per la produzione di scarpe di alta qualità.
Su questa linea si è mosso il Ceseca, favorendo processi di innovazione che mettono al centro la tracciabilità della scarpa made in Italy come elemento che genera un valore aggiunto al prodotto; in questa direzione va la Cittadella della calzatura a Segromigno, che vede impegnato il Comune di Capannori, insieme alla Provincia e alla Camera di Commercio, nella realizzazione di quello che sarà un polo tecnologico d’eccellenza, il cuore pulsante del sistema delle aziende del settore.
Come amministratori locali abbiamo dunque il dovere di andare avanti, con fermezza e secondo tempi certi e celeri, per la costruzione della Cittadella, per fare in modo che il trend di ripresa registrato per il 2006 possa essere supportato dall’azione concreta nel campo dell’innovazione e della tecnologia, vera chiave di volta per un rilancio stabile del settore.
Capannori, 1 settembre 2007