Bilancio della terza campagna di scavi condotta dal Gruppo Archeologico Capannorese
ALLA LUCE UN EMPORIO USATO TRA IL 100 E IL 250 DOPO CRISTO
Emerse tre zone dal sito di via Martiri Lunatesi: una produttiva artigianale, una dedicata ai magazzini e una rivolta al pubblico. Il complesso distrutto da un incendio nel 250 d.c.

La conferenza Stampa relativa alla scoperta.
Una sorta di emporio sviluppatosi tra il 100 e il 250 d.c. dove convivevano attività produttive con altre di tipo commerciale. E’ quanto emerso dalla terza campagna sul sito archeologico in via Martiri Lunatesi condotta dal Gruppo Archeologico Capannorese (Gac), che si è svolta da settembre a novembre 2007 grazie ai finanziamenti della Fondazione Banca del Monte di Lucca e del Comune di Capannori.
I risultati sono stati presentati alla stampa questa mattina (mercoledì 12) nel palazzo comunale dall’assessore alla cultura, Luciana Baroni, da Giulio Ciampoltrini, funzionario della Soprintendenza Archeologica della Toscana e direttore scientifico degli scavi, da Alessandro Giannoni, coordinatore degli scavi e da alcuni membri del Gac.
L’aspetto paleo ambientale, ossia la ricostruzione del paesaggio antico e di come la presenza dell’uomo si rapportasse con esso, costituisce l’elemento di novità nelle acquisizioni della campagna di scavi appena conclusasi. Tali elementi, che si sommano a quelli delle due campagne passate, permettono di avere una visione complessiva del sito, formata non solo dalle strutture che sorgevano al suo interno ma anche del territorio che gli gravitava intorno.
Il sito risultava organizzato secondo una triplice ripartizione. La parte ad ovest era un’area produttiva – artigianale, formata da una sorta di cortile ove si svolgevano attività produttive connesse con l’utilizzo del fuoco, forse di tipo metallurgico, cui era annesso un piccolo vano che ospitava una vasca o un “impluvium” per la raccolta dell’acqua. Il nucleo centrale e orientale del sito era occupato dai depositi – magazzini ove erano stoccati beni di vario genere, quali “tubuli” di terracotta (utilizzati negli impianti termali per creare condutture di aria calda all’interno delle pareti), anfore vinarie e granaglie conservate in sacchi o in altri contenitori in materiale deperibile in attesa di uno smercio mai avvenuto a causa dell’incendio che distrusse il sito. Infine, ad est, vi era la parte del sito “rivolta al pubblico”, rappresentata da una sorta di piazzola coperta, affacciata direttamente sulla strada campestre lungo fosso, che poteva essere funzionale al carico-scarico delle merci o, genericamente, al “negozio”.
Si delineano sempre meglio, dunque, i contorni di una sorta di emporio o, comunque, di un complesso a funzione mista, ove convivevano attività produttive con altre di tipo genericamente commerciale. La stessa collocazione del sito lungo un percorso stradale – secondario ma evidentemente frequentato, visti i segni lasciati dai carri – pare coerente con quanto sopra ipotizzato.
Non è da escludere, inoltre, che proprio le sopra citate attività produttive legate all’utilizzo del fuoco siano all’origine dell’incendio che distrusse il complesso, in un momento del III secolo d.C. che le restituzioni numismatiche consentono di circoscrivere intorno al 250 d.C.
“Per l’amministrazione comunale – ha spiegato l’assessore alla cultura, Luciana Baroni - è molto importante la valorizzazione archeologica del territorio. A tal proposito stiamo contribuendo a realizzare il museo del Frizzone. L’area dello scavo di via Martiri Lunatesi risulta facilmente accessibile e a questo proposito l’amministrazione comunale e il Gruppo archeologico stanno vagliando l’opportunità di realizzare un’intensa attività divulgativa e didattica rivolta sia agli studenti del territorio, sia a tutti i cittadini interessati, in modo che questo, oltre che uno scavo, sia una sorta di scuola a cielo aperto”.
Capannori, 12 dicembre 2007
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