INTITOLATA AL PARTIGIANO ENZO LANDUCCI LA PIAZZETTA IN VIA PAOLINELLI A MARLIA
Un momento dell'inaugurazione della Piazza.
Momenti di forti emozioni questa mattina (25 aprile) a Marlia durante
l’intitolazione della piazzetta in via Paolinelli alla memoria di
Enzo Landucci, partigiano morto nel dicembre del 1944. Alla cerimonia hanno
partecipato, davanti a molti cittadini, il sindaco, Giorgio Del Ghingaro,
alcuni componenti della giunta e del consiglio comunale e i parenti di
Landucci.
“Abbiamo deciso di intitolare un luogo pubblico a Enzo Landucci,
un ragazzo caduto a venti anni per la libertà – ha dichiarato
il sindaco, Giorgio Del Ghingaro -. La seconda guerra mondiale, assieme
al Risorgimento, rappresentano uno degli eventi unificanti per il popolo
italiano, che hanno dato vita alla nostra memoria nazionale e che oggi,
forse, rischiano di perdere la loro funzione civile e di portatori di valori.
Per questo l’amministrazione comunale ha fatto della valorizzazione
della memoria storica un punto di forza, attraverso uno sforzo continuo,
cercando di legare le storie locali agli avvenimenti che hanno coinvolto
il nostro paese. Il Giorno della Memoria assieme al bicentenario della
nascita di Giuseppe Garibaldi e ai 60 anni della Costituzione Italiana
sono alcune tappe di questo percorso che ha coinvolto tanti cittadini,
le associazioni del territorio e i molti validi studiosi di tradizioni
locali che, negli anni, hanno dato un contributo importante a far emergere
storie, sconosciute ai più, ma ancora vive nella mente dei nostri
genitori e nonni. Da queste riflessioni abbiamo ribadito i principi di
solidarietà, di giustizia e di pace che sono alla base del nostro
essere cittadini”.
Nell’occasione è stata distribuita una pubblicazione stampata
dal Comune e intitolata “Salutando Enzo. Esperienze di guerra e di
Resistenza di un ragazzo di Marlia (1940-1944)” redatta sulla base
della testimonianza del nipote, Mario Landucci e curata da Emmanuel Pesi.
L’intitolazione di strade, piazze e luoghi particolari del territorio
a cittadini e personaggi capannoresi di cui si ritiene importante mantenere
viva la memoria, rientra nel progetto “Capannori Trentanni” promosso
dall’amministrazione comunale per celebrare i 30 anni dello spostamento
della sede del Comune da Lucca a Capannori.
Dopo l’intitolazione della piazza lungo via del Popolo a Capannori
a Don Cesare Stefani, dello stadio di Capannori a Matteo Bertuccelli, il
giovane di Lappato tragicamente scomparso lo scorso 22 gennaio, e della
piazzetta di Castelvecchio di Compito alla “Signorina Gina”,
la maestra Gina Marchetti, adesso il Comune di Capannori accoglie e condivide
la richiesta dei parenti di Landucci.
Prossimamente il Comune di Capannori intitolerà i giardini pubblici
di via Lombarda a Lammari alla memoria di Giovan Natale Menicucci e il
parcheggio di via della Ruga a Colle di Compito a ai caduti sul lavoro.
Inoltre si sta avviando l’iter per intitolare la piscina comunale
ad Alvaro Bullentini.
Enzo Landucci perito durante la guerra di Liberazione, era nato nel 1923 ed era il primogenito della sua famiglia. Enzo, nonostante le poche disponibilità economiche, ebbe la fortuna di frequentare l’Istituto Artigianelli e di ottenere il diploma di elettricista, che gli permise di trovare un lavoro in una ditta di Porta Elisa a Lucca. Nonostante a 16 anni si fosse iscritto alla Gioventù Italiana del Littorio successivamente maturò un’avversione verso il partito fascista.
Con l’entrata in guerra dell’Italia nel giugno 1940 non presentò domanda per andare volontario nella milizia. Nel ’42 fu assegnato all’aeronautica nella sede di Roma.
Quando arrivò l’8 settembre riuscì a nascondersi e a sfuggire ai rastrellamenti tedeschi e nell’ottobre ’43 rientrò in famiglia. Il paese di Marlia era tappezzato di manifesti che avvisavano di presentarsi al presidio militare per la costituzione della Repubblica di Salò. Enzo non si presentò e si recò a Bagni di Lucca dove si unì ad una formazione partigiana in una zona dove operava il fantomatico Pippo (Manrico Ducceschi). Enzo poi si unì agli alleati americani. Fu ferito mortalmente a Molazzana il 10 dicembre 1944 in seguito ad un conflitto a fuoco. Portava con sé una scatoletta con una medaglia della Madonna di Montenero dove finì una scheggia della granata che lo colpì. Sulla scatoletta c’è ancora il suo sangue ed è stata donata al Museo Storico della Resistenza.
Capannori, 24 aprile 2008

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