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RECENSIONE LIBRO DI POESIA DI KATIA SEBASTIANI

Siamo lieti di presentare in questo spazio, l'uscita di un libro di poesia scritto dall'amica Katia Sebastiani, conosciuta a Capannori per aver lavorato presso l' Ufficio Stampa del Comune fino a tutto il 2007.
La preziosa recensione a seguire è firmata da Luciano Luciani
.

Le parole di Katia

Sono quelle della vita quotidiana le parole di Katia Sebastiani. Semplici, comuni, concrete: le stesse un po’ grigie, un po’ usurate, che ricorrono ogni giorno nella nostra vita di relazione, nella normale comunicazione con gli altri. Ed è, forse, proprio per questa loro ordinaria conformità che risultano così aguzze, così affilate alla lettura. Sarà perché la giovane poetessa toscana le organizza in versi brevi, franti, singhiozzanti; sarà perché Sagra di addio racconta una storia ‘a cielo chiuso’, in cui, per l’ennesima volta, si rielaborano gli eterni temi dell’amore e della morte.
Un sentimento dolente e disperato e una fine incomprensibile: un vulnus  che sfregia l’esistenza non solo di chi ci lascia, ma anche quella di chi rimane. Una vicenda tragica e luttuosa, di cui “la tenerezza feroce del ricordo” può solo allargare i bordi lacerati e frastagliati. Sì, perché l’esperienza di ognuno insegna che “il ricordo della felicità non è più felicità; il ricordo del dolore è ancora dolore”. Accade così agli uomini e Katia ne è pienamente consapevole: Ricordarti non è / riaverti. / E il chiuderti / nella parola / aumenta la distanza, / aumenta la distanza. E le parole non possiedono più, se mai l’hanno avuto, un potere consolatorio: non servono a spiegare, non leniscono sofferenze, non confortano ( Chi avrà tempo di ascoltare / tutte le parole?). Sono piuttosto chiodi che ci crocifiggono alla nostra storia, ai nostri limiti, alle nostre responsabilità: Mi ossessionavano / le parole. / Mi sorpassavano / mi contenevano / resistevano sempre, / malgrado me.
Tanto sommesso e sgomento, quanto formalmente ineccepibile, Sagra di addio, lucido e afflitto poemetto di un personalissimo esordio poetico, confessa e conferma l’inanità delle parole, la loro impossibilità, a dare un ordine sensato al tumulto dei sentimenti, al disordine insensato dell’esistenza. Possiamo solo dimenticarle, le parole (E anche ora, / minuto per minuto, / faticosamente dimentico / parola per parola) e liberarcene (Tocca a noi / liberare i tuoi cassetti / di tutte le parole, / e dei vestiti).
Katia Sebastiani non crede alla poesia intesa come atto di un’impossibile riparazione: essa ha piuttosto il valore di nutrimento in cui far confluire rabbie e delusioni, speranze e ripiegamenti. Prima dell’Autrice, ben lo ha saputo un grande  - e in parte dimenticato - poeta novecentesco: Le parole ci stancano, / risalgono da un’acqua lapidata; / forse il cuore ci resta, / forse il cuore... (S. Quasimodo, Forse il cuore in Giorno dopo giorno).

Luciano Luciani

Katia Sebastiani, Sagra di addio, LietoColle ed., collana Erato, Faloppio (Co) 2008,  pp. 36, Euro 10,00

Katia Sebastiani è nata a Camaiore e vive nel paese di Boveglio. Ha lavorato presso l’Ufficio Stampa del Comune di Capannori fino a tutto il 2007. Attualmente si occupa di comunicazione per il Comune di Pistoia.
Suoi testi sono apparsi sulla rivista on line Sagarana e sull’antologia Subway 2004 – 2006.

 

Dall’incipit di Sagra di addio

Passerà il tempo e avrò
dimenticato.
Perché la vita chiede
di essere vissuta
con i suoi piatti
sporchi da lavare
e il bucato da stendere
e ancora, e ancora…

Conoscevamo
palmo per palmo
il nostro divergere.
Per te il mare
con le sue profondità
A me la terra

che leva, che dà.

 

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