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Introduzione del Sindaco G.Del Ghingaro al libro di Luciano Fanucchi

“Con simpatia piena d’amore”

“Simpatia piena d’amore”: è questo l’atteggiamento con cui Antonio Gramsci invitava gli intellettuali del suo tempo a rivolgersi allo studio delle classi subalterne. Non un’attenzione fredda, distante, disincarnata da scienziati che osservano una coltura di batteri su un vetrino da laboratorio, piuttosto un’adesione calda, partecipe, solidale nei confronti dell’oggetto proprio studio, della propria ricerca.
Queste parole del grande pensatore sardo mi sono tornate alla mente leggendo le pagine che Luciano Fanucchi ha voluto dedicare ai giovani di Paganico mandati a morire in uniforme sui fronti di tutto il mondo nel corso delle terribili vicende che hanno contrassegnato sia il primo, sia il secondo conflitto mondiale. Giovani vite, legate al proprio ambiente naturale e a una quotidianità scandita dai ritmi dell’esistenza e del lavoro sempre uguali, magari banali, ma sicuri, spezzate da un fatto eccezionale: la guerra, quelle guerre.
Sì, perché l’Autore, in maniera affettuosa e partecipe, ha saputo porsi accanto a queste modeste esistenze, a queste povere vite, ridotte ormai appena a un nome, un cognome e alle date di nascita e di morte, per ritrovarne, a decenni di distanza, ancora qualche brandello di umanità: lettere alle e delle persone care, alcuni ricordi familiari, lacerti di memoria capaci di recuperare almeno la condizione civile, il lavoro, taluni tratti del carattere… Sono 14 i giovani di Paganico strappati ai loro affetti e al loro futuro dalla doppia irruzione che la storia del Novecento, il secolo di ferro e di fuoco, ha compiuto nelle loro semplici vite. Luciano Fanucchi ne raccoglie e salvaguarda la fragile memoria senza pregiudizi di tipo ideologico, ma anche senza la pretesa di azzerare colpe e responsabilità. Lo dice, sine ira et studio ma con estrema chiarezza, in una pagina toccante di questa pubblicazione, Sebastiano Pinochi, figlio di Luigi Pinochi, parlando per bocca di suo un padre, mai conosciuto perché caduto in Russia nell’estate del ’42: “Possa Iddio cancellare per sempre le smanie di potenza, di grandezza e di gloria che hanno da sempre distrutto i sogni di milioni di essere umani innocenti i quali spesso non sapevano perché e per cosa combattevano…”
Le guerre, dunque, non sono inevitabili; anzi, esse rappresentano, ormai lo sappiamo, una grave patologia della storia umana e non si è mai data una buona guerra e una cattiva pace. Questo il messaggio che percorre tutto il piccolo, ma significativo libro di Luciano Fanucchi che, alla fine del mese di novembre, sarà ribadito e confortato anche dalla erezione di un monumento, per nulla retorico, ai caduti di Paganico di Capannori: l’hanno realizzato le giovani mani e le fresche intelligenze degli studenti dell’Istituto “Giorgi” di Lucca e anche questo è un segnale che rincuora e dà coraggio per l’avvenire.  

Giorgio Del Ghingaro
(dall’Introduzione del Sindaco di Capannori al libro di Luciano Fanucchi, Le guerre della povera gente, Giovani di Paganico caduti 1915 – 1918 / 1940 – 1945, pubblicato dall’Amministrazione comunale in occasione dell’inaugurazione del monumento)

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